GOLFO DI OROSEI E GENNARGENTU

C’è un mondo segreto, a tratti sconosciuto, che si cela dietro alle più famose spiagge della Sardegna.
Qualcuno dice che è il volto autentico, se non addirittura l’anima dell’isola.
In realtà sarebbe sbagliato fare classifiche e distinzioni, perché la bellezza non conosce confini.
Lo dimostra in forma evidente questo Parco, o forse dovremmo dire questa idea di Parco, che corre lungo i fianchi del Gennargentu e attraversa il Supramonte fino al golfo di Orosei.
Il primo racchiude le massime asperità della regione, con quote che superano i 1800 metri, seppure l’aspetto resta quello di colline più che di vere montagne.
Sarà per quelle gobbe nude e tondeggianti: “Vette luminose quasi profilate d’argento, dominavano le grandi valli della Barbagia, che salgono, immense conchiglie grigie e verdi, fino alle creste” (Grazia Deleda, Cenere).

Parco Nazionale Golfo di Orosei e Gennargentu
Parco Nazionale Golfo di Orosei e Gennargentu

Profondamente differente lo scenario ruvido e selvaggio del Supramonte, che emana una sacralità naturale.
Qui si è pervasi da un senso di isolamento, assoluto, quasi brutale.
Una corona di cime affilate è tormentata da canyon, doline e crepacci che a fatica s’indovinano sotto la fitta vegetazione.
Luoghi pervicacemente impervi e discreti, abitati da idoli antichi.
Luoghi deleddiani, magistralmente ritratti nelle sue opere dal Premio Nobel per la Letteratura, finora l’unica donna italiana.
D’un tratto il Supramonte sceglie di tuffarsi nelle acque del golfo di Orosei.
Osservando il paesaggio dell’alto, si ha proprio la sensazione che le montagne intendano precipitare.
Solo una formidabile falesia lunga quaranta chilometri, con pareti alte anche 400 metri, ne impedisce la caduta.
Il confine tra l’incanto della montagna e la meraviglia del mare è questo nastro di roccia interrotto da insenature e calette di sabbia bianca e finissima.

Aguglia di Goloritzè
Aguglia di Goloritzè

Acque tersissime, ora color smeraldo ora color turchese, punteggiate da faraglioni di porfido rosso, guglie e arcate calcaree e grotte sommerse.
La più celebre è quella del Bue marino dove aleggia lo spirito della foca monaca.
I racconti sui suoi avvistamenti ormai si confondono con la leggenda.
Eppure nell’andirivieni delle comitive che visitano la grotta dedicata a quello che è considerato uno degli animali più minacciati al mondo, c’è ancora chi spera in un incontro.
E’ la forza della suggestione, che trae vigore quando ci si avvicina all’Eden.

DAI MAESTOSI LECCI AGLI SCOGLI DI BIANCO CALCARE

L’area compresa nel perimetro del Parco raccoglie più ambienti, montani e costieri, rappresentativi delle terre della Barbagia e dell’Ogliastra.
Il Gennargentu è il più vasto complesso montano della Sardegna, le sue vette raggiungono le massime altezze con il Bruncu Spina (1829 m), Punta Paulinu (1792 m) e Punta La Marmora (1834 m).
Il Parco si sviluppa dal massiccio del Gennargentu al vicino Supramonte e scivola fino al mare ad abbracciare il golfo di Orosei.
Il territorio è vasto, quasi 74.000 ettari, e mai uniforme: si passa dai rilievi accidentati ai pascoli, dai canyon alle vallate, dalle foreste alla macchia mediterranea fino alle falesie a picco sul mare.

FLORA DEL PARCO

Dove un tempo i boschi ammantavano ogni cosa, oggi si estendono pascoli e steppe, in particolare nelle fasce più alte del Gennargentu.
Il Supramonte, invece, è ancora dominato dalle foreste di Leccio, come quella di Sas Baddes, inclusa entro il perimetro della foresta demaniale di Montes, una tra le ultime foreste primarie ancora presenti in Europa, splendido frammento di un’immensa e antica selva.
Lungo le pareti che finiscono lungo la costa, dove il clima è più caldo, si estende una fascia a olivastro, lentisco, ginepro e carrubo.
Nell’area si trovano anche numerosi endemismi come l’eufrasia del Gennargentu, lo spillone di Sardegna e la peonia sardo-corsa.

FAUNA DEL PARCO

Molto ricca è anche la fauna.
Tra i mammiferi si annoverano muflone, gatto selvatico, martora; il cervo sardo e il daino sono stati reintrodotti.
Tra gli uccelli un tempo vi erano anche il gipeto e l’avvoltoio monaco, ora estinti.
Continuano invece a sorvolare i cieli, tra gli altri, aquila reale, falco pellegrino, sparviere e astore.
Lungo le coste del golfo di Orosei nidificano e si riproducono numerose specie di uccelli marini, quali il gabbiano corso e la berta maggiore.